Come si pratica il Tantra Yoga?
La verità oltre il mito moderno del sesso tantrico
La domanda “come si pratica il tantra yoga” sembra semplice. In realtà, per rispondere seriamente, bisognerebbe partire da un’altra domanda: che cosa intendi per “Tantra Yoga”?
Perché il problema nasce proprio qui. Nel mondo occidentale contemporaneo la parola Tantra viene utilizzata per indicare pratiche, corsi e percorsi spirituali – o forse sarebbe meglio dire psicologici – molto diversi tra loro, spesso accomunati soltanto dall’uso di termini come energia, cakra, sessualità, kundalini e “connessione”.
Ma il Tantra tradizionale è qualcosa di molto più complesso e soprattutto: non è un sinonimo di pratica sessuale.
Che cos’è veramente il Tantra?
Il termine Tantra – o tantrismo – non indica una singola scuola, una tecnica o una forma standardizzata di yoga o pratica spirituale; piuttosto, è il nome con cui vengono indicate diverse tradizioni religiose, filosofiche e rituali sviluppatesi nel subcontinente indiano, soprattutto a partire dal primo Medioevo. Il tantrismo ha, dunque, carattere panindiano.
Il termine è inoltre strettamente collegato a una vasta letteratura di testi chiamati appunto Tantra, mentre in diverse tradizion – in particolare śaiva e śākta – assumono grande importanza anche gli Āgama, testi rivelati che trasmettono dottrine, rituali, pratiche contemplative e indicazioni relative alla vita religiosa.
Le tradizioni tantriche hanno avuto un’enorme influenza sullo sviluppo dell’induismo e, in forme differenti, del buddhismo vajrayāna.
Gli studi più autorevoli – per esempio, a livello internazionale si può citare quello del British Museum – collocano la formazione del Tantra indiano intorno al VI secolo e sottolinea come esso si sia sovrapposto e abbia trasformato profondamente le svariate correnti religiose dell’India medievale.
Parlare quindi di “Tantra” al singolare può essere già fuorviante. Esistono tradizioni śaiva, śākta, buddhiste, kaula, trika, Śaiva Siddhānta, vaiṣṇavá e numerose altre correnti, ciascuna con proprie concezioni metafisiche, rituali e pratiche.
Il Tantra e i sensi
La grande “rivoluzione” dal tantrismo è che il mondo non viene considerato semplicemente un ostacolo alla liberazione, né il desiderio completamente demonizzato. Al contrario, la realtà manifesta può diventare il campo stesso della realizzazione spirituale. Ed è proprio qui che il Tantra diventa davvero interessante, perché ogni aspetto della vita, se adeguatamente ritualizzato e vissuto con coscienza, può diventare uno strumento che porta alla liberazione e alla scoperta del vero sè; dunque, i sensi non vengono soppressi ma piuttosto si cerca, potremmo dire, si portarli ad un consapevole “esaurimento”. Per questo motivo, le correnti più “estreme” del tantrismo, possono prevedere anche pratiche del tutto contrarie alla morale comune e al puritanesimo brahaminico; quindi, ad esempio, ci sono metodi che prevedono l’assunzione di bevande alcoliche o, appunto, dove si pratica del sesso ma in maniera tale che l’atto diventi una vera e propria meditazione consapevole in un contesto sacro e con modalità ritualistiche ben precise.
Tantra Yoga: non una semplice sequenza di asana
Se con “Tantra Yoga” intendiamo lo yoga sviluppato all’interno delle tradizioni tantriche, dobbiamo abbandonare l’idea contemporanea dello yoga come semplice pratica di posture.
Lo yoga tantrico può comprendere āsana, prāṇāyāma, mantra, mudrā, visualizzazioni, meditazione, concentrazione, rituali, contemplazione delle divinità, lavoro sul respiro e sulle energie sottili, ma queste tecniche non costituiscono un insieme casuale di esercizi.
Sono strumenti inseriti all’interno di una precisa visione dell’essere umano, della realtà e della liberazione. In altre parole, nel Tantra la tecnica non è il fine. Il fine è sempre la trasformazione della coscienza.
Un esempio particolarmente significativo è rappresentato dalle tradizioni dello Śivaismo del Kashmir, nelle quali la pratica spirituale è strettamente connessa a una sofisticata filosofia non duale. Tra i maggiori pensatori e autori di questa tradizione, è quasi d’obbligo citare Abhinavagupta, raffinato intellettuale che ha prodotto alcuni tra i testi più importanti dello Śivaismo del Kashmir, tra i quali spica il Tantrāloka, testo tradotto per la prima volta in occidente dal celebre indologo italiano Raniero Gnoli.
Bisogna anche menzionare, tra i testi più importanti del tantrismo, gli Śivasūtra e la Spandakārikā .Non siamo quindi di fronte a una “tecnica alternativa di yoga”, ma ad una vera e propria cultura spirituale.
Ma allora come si pratica il Tantra Yoga?
La risposta tradizionale è molto meno rassicurante di quanto si possa immaginare. Non esiste una pratica universale di Tantra Yoga che si possa imparare seguendo dieci semplici passaggi. Il percorso dipende dalla tradizione alla quale si appartiene, dal livello del praticante, dal rapporto con il maestro e dal tipo di sādhana intrapresa. In molte tradizioni tantriche assumono particolare importanza:
mantra, formule sonore utilizzate nella pratica rituale e contemplativa;
dhyāna, meditazione e contemplazione;
visualizzazioni, spesso relative a divinità, mandala, cakra o forme della Śakti;
prāṇāyāma, utilizzato in determinati contesti per lavorare sul respiro e sul prāṇa;
mudrā, gesti e sigilli rituali o pratiche corporee;
nyāsa, attraverso cui determinate formule e divinità vengono ritualmente “collocate” nel corpo;
pūjā, forme di culto e devozione;
pratiche di concentrazione e interiorizzazione;
in alcune scuole, pratiche relative alla Kuṇḍalinī e ai canali sottili.
Il punto fondamentale è che questi elementi non hanno necessariamente lo stesso significato che viene loro attribuito nei moderni corsi occidentali di yoga.
Prendere una tecnica tantrica, estrarla dal suo contesto e trasformarla in un esercizio di benessere significa cambiare completamente la natura della pratica.
La Kuṇḍalinī non è semplicemente “energia sessuale”.
Questo è uno dei fraintendimenti più frequenti. Nell’immaginario occidentale contemporaneo la Kuṇḍalinī viene spesso descritta come una sorta di energia sessuale dormiente alla base della colonna vertebrale che il praticante dovrebbe “risvegliare”.
È una semplificazione estrema. All’interno delle diverse tradizioni yogiche e tantriche, la Kuṇḍalinī assume significati differenti e viene inserita in sistemi cosmologici e soteriologici molto complessi.
Ridurre tutto a “energia sessuale” significa trasformare una concezione metafisica in uno slogan.
E lo stesso vale per i cakra, divenuti ormai decisamente tanto popolari quanto fraintesi. Un conto è studiarli all’interno delle tradizioni che li hanno elaborati, un altro è presentarli come se fossero organi anatomici o centri psicologici che modificano il comportamento. Quest’ultima interpretazione non è da demonizzare, ma deve essere decisamente contestualizzata perché afferente ad una costruzione del tutto moderna dello yoga, che ha subito le influenze di varie concezioni contemporanee, come la New Age e la psicoanalisi.
Per praticare seriamente una tradizione tantrica occorre quindi imparare a distinguere la simbologia tradizionale, la pratica spirituale e le interpretazioni moderne.
Il Tantra è davvero (solo) una pratica sessuale?
Qui arriviamo al punto più controverso. Sì, alcune tradizioni tantriche hanno utilizzato pratiche sessuali ritualizzate. Ma il Tantra non è una pratica sessuale, né un modo per risolvere relazioni difficili, scompensi emotivi o colmare carenze affettive.
Alcuni testi tantrici descrivono effettivamente rituali di maithuna, cioè unione sessuale rituale; tuttavia, la moderna identificazione del Tantra con il sesso costituisca una grave semplificazione di una tradizione molto più ampia. In determinati contesti, inoltre, la sessualità poteva assumere un significato rituale e simbolico completamente diverso da quello attribuitole dalla cultura contemporanea.
E qui sta il paradosso: il Tantra è diventato famoso in Occidente proprio per uno degli aspetti più marginali, complessi e facilmente fraintendibili della sua tradizione.
Come risultato di questo fraintendimento o cattivo uso del Tantra, abbiamo che un sistema spirituale che comprende filosofia, ritualità, meditazione, mantra, visualizzazione e culto della Śakti viene spesso venduto come una tecnica per migliorare la propria vita sessuale, affettiva o emotiva.
Il Tantra vuole davvero soddisfare tutti i desideri mondani?
Questa è forse la domanda più interessante. Il Tantra non nasce per insegnare all’uomo come godere di più del mondo, a risolvere i propri problemi di coppia o a “sbloccare la sessualità”.
Il suo orizzonte tradizionale è la trasformazione spirituale e la liberazione. Il piacere, il corpo, le emozioni, il desiderio e persino ciò che normalmente viene considerato impuro possono, in alcune tradizioni, essere reinterpretati e utilizzati all’interno di un percorso spirituale.
Ma questo non significa che il Tantra dica semplicemente che “tutto è permesso, quindi fai quello che desideri”. È quasi l’opposto: se tutto può diventare pratica spirituale, allora tutto deve essere affrontato con consapevolezza, disciplina e trasformazione della coscienza. Il desiderio non viene necessariamente demonizzato, ma neppure viene semplicemente assecondato. Questa differenza è fondamentale.
I motivi per i quali in Occidente si fraintende il Tantra
Perché l’Occidente contemporaneo – per storia e cultura – tende spesso a separare ciò che il Tantra tradizionale cerca di ricomporre:
Corpo e spirito.
Sacralità e quotidianità.
Meditazione e vita ordinaria.
Desiderio e disciplina.
Maschile e femminile.
Materia e trascendenza.
Il Tantra propone una prospettiva nella quale la realtà stessa può diventare il luogo della pratica. Questo, però, non significa trasformare qualsiasi esperienza quotidiana in una “pratica tantrica”. Significa piuttosto imparare a guardare la realtà attraverso una diversa concezione della coscienza, ed è qui che il Tantra può risultare radicale anche per l’uomo contemporaneo.
Non perché insegni a fare qualcosa di trasgressivo, ma perché mette in discussione il modo stesso in cui siamo abituati a distinguere sacro e profano, spirituale e materiale, puro e impuro.
Il guru è necessario
Nelle tradizioni tantriche autentiche, il rapporto con un guru o maestro può avere un’importanza centrale. Non si tratta semplicemente di avere qualcuno che insegni qualche tecnica di respirazione.Il maestro che appartiene a una tradizione. trasmette un insegnamento all’interno di una relazione che, nelle scuole iniziatiche, può comprendere anche la dīkṣā, cioè l’iniziazione.
Questo non significa, però, che chiunque si presenti come “guru tantrico” debba essere considerato autentico. Anzi è proprio qui che il praticante occidentale dovrebbe essere particolarmente prudente.
Una tradizione spirituale può essere studiata seriamente anche attraverso testi, insegnamenti accademici e percorsi preparatori. Ma se si entra in una specifica scuola iniziatica, occorre conoscere la sua genealogia, la sua filosofia, i suoi testi e le sue modalità di trasmissione.
Come riconoscere un falso “Tantra Yoga”?
Qui bisogna essere molto chiari, infatti se una scuola presenta il Tantra esclusivamente come:
energia sessuale + chakra + godimento + relazione di coppia
è ragionevole chiedersi quanto rimanga, di tantrico tradizionale, in quell’insegnamento. Ciò non significa che ogni percorso moderno sia necessariamente privo di valore. Significa semplicemente che non bisogna confondere una moderna pratica di crescita personale ispirata al Tantra con il Tantra tradizionale.
Prima di iscriversi a un corso sarebbe quindi utile chiedere:
Quale tradizione viene insegnata?
Quali testi vengono studiati?
Qual è la genealogia dell’insegnamento?
Chi è il guru dell’insegnante?
Viene insegnata una filosofia oppure soltanto una serie di tecniche?
Sono domande molto più importanti del numero di follower dell’insegnante sui Social.
Ecco come iniziare a praticare Tantra Yoga
Se vuoi avvicinarti seriamente al Tantra, il primo passo probabilmente non è acquistare un corso online, ma dedicarsi intensamente allo studio della storia e della filosofia del Tantra, leggere i testi e comprendere il significato di termini come Śakti, Śiva, mantra, dīkṣā, pūjā, Kuṇḍalinī, cakra, mokṣa., tenendo sempre presente che non esiste “il Tantra” come fosse un’unica disciplina. Successivamente puoi cercare un insegnante o una scuola realmente collegata a una tradizione dimosrtabile.
Ritorniamo alla risposta iniziale: per praticare il Tantra Yoga non basta imparare una tecnica. Occorre essere disposti a mettere in discussione il proprio modo di intendere la spiritualità, forse persino il proprio modo di intendere la realtà. Ed è proprio questo il punto che rischiamo di perdere quando trasformiamo il Tantra in un prodotto commerciale e quindi lo manipoliamo secondo i nostri gusti, lo adattiamo alle nostre esigenze e aspirazioni; insomma, lo trattiamo come un qualsiasi prodotto di consumo.
Il vero Tantra non promette semplicemente di farci stare meglio, piuttosto – nelle sue diverse tradizioni e con linguaggi differenti – una trasformazione radicale del modo in cui percepiamo noi stessi, il mondo, il rapporto tra coscienza e realtà e il rapporto tra noi e il Divino. Ciò sarà molto più faticoso e ci metterà a dura prova, ma dovrebbe essere infinitamente più interessante di un corso per imparare a fare sesso “tantrico”.
In sintesi
Il Tantra Yoga non è una particolare sequenza di āsana e non coincide con il sesso tantrico o altri metodi di equilibrio emozionale o relazionale. Piuttosot, è l’insieme di pratiche yogiche inserite in differenti tradizioni tantriche, caratterizzate da sistemi filosofici, rituali e contemplativi complessi.
Per questo, se vuoi avvicinarti al Tantra, la domanda migliore non è:
“Qual è la tecnica tantrica più potente?”
Ma:
“A quale tradizione appartiene questa pratica e quale visione dell’essere umano esprime?”
È da questa domanda che comincia un’autentica ricerca.