Il Mahābhārata: l’epica indiana che insegna il dharma.

Il tema intrinseco del Mahābhārata

di Michael Dolan (B.V. Mahayogi)

“Il Dharma, oh re, è la radice dell’esistenza.”
Bhisma

Cos’è il Dharma?

Benché il Mahābhārata possa essere letto a vari livelli, l’intero lavoro è uno studio sulla sovranità e le regole regali. Il Ramayana ci mostra il divino Rāma  come il re ideale, ma i re ed i prìncipi che si muovono tra le pagine del Mahābhārata sono esseri umani che vivono e respirano con tutti i peccati e le debolezze dei mortali terrestri. Possono fare del loro meglio per regnare come re santi o divini, ma questi re non sono re-dèi come i faraoni egiziani, i cesari romani o persino gli inca atahuala.

Da Santanu – il cui amore romantico guida la sua passione per Satyavati – al re cieco Dhritarastra, non si tratta di sovrani assoluti o despoti ma di esseri umani. Yudhiṣṭhira non è certamente un uomo-dio, e neanche aspira ad esserlo. Egli è un re filosofo secondo il modello della Repubblica di Platone, addestrato a regnare tanto dai brāhmaṇa quanto dai signori della guerra. Proprio il suo dispiacere per la tragedia di Kuruksetra, lo rende un capo militare riluttante.

Perché Yudhiṣṭhira vuole ascoltare il suo nemico Bhisma?

Perché Yudhiṣṭhira vuole ascoltare il suo nemico Bhisma? La sua riluttanza al ruolo, il suo senso di tragedia per la guerra e la condizione umana sollecitano Yudhiṣṭhira a cercare i consigli di Bhisma; sia in quanto patriarca della famiglia, un guerriero, sia come grande re che conosce il vero significato di rāja -dharma. Le domande di Yudhiṣṭhira, certamente, non sono limitate alla conoscenza del rāja -dharma. La loro conversazione è ampia ed include un certo numero di argomenti diversi; ma concentriamoci per un momento sul suo consiglio ai re.

Yudhiṣṭhira sta per ereditare un sistema sfasciato. Il padre di Bhisma, Santanu, fu chiamato adi-rāja: il re originale. Ma dopo il suo regno, a nessun altro nel Mahābhārata sarà riconosciuto un tale titolo. Nessuno può avvicinarsi al governo ideale di Santanu. Gli antenati di Santanu, come Bharata, sono idealizzati in quanto appartenenti ad un passato aureo come non ne vedremo più di simili.

La regola ideale dei re fu interrotta da Duryodhana che usurpò il trono. Benché esternamente dharmico, la realpolitik di Duryodhana è fortemente non etica, persino machiavelica. Egli compie tutto quanto necessario con qualsiasi mezzo – incendiare, sabotare, avvelenare, mentire e corrompere – per mantenere il potere.

Ma Yudhiṣṭhira non è un politico cinico. Egli cerca la verità, e se deve esercitare il potere, il suo governo deve essere al servizio della verità. Dopo il terribile massacro della battaglia di Kurukshetra, Yudhiṣṭhira prova sentimenti contrastanti. Come governerà questo regno distrutto, quando tutti i nobili re e prìncipi del regno giacciono al suolo morti? È a questo punto che consulta Bhisma, il cui altruismo fu osservato nel momento della sua abdicazione. Bhisma è un uomo di parola, un uomo della verità. Eppure ha comandato tutti gli alleati di Hastinapura. Che consigli darà? 

Bhisma esporrà il dharma, ma questi insegnamenti sono esoterici e nascosti. Bhisma non fa una lista di regole, ma parla per parabole e storie la cui morale è lasciata all’ascoltatore. La sua comprensione del dharma non è esplicita, ma implicita nel dispiegarsi karmico delle storie che racconta. Il suo intento non è dichiarato, ma occulto, specialmente da quando il senso intrinseco del dharma è viziato dal sorgere del Kali-yuga. Le parole di Bhisma sono ammantate nella maestria del sanskrito di Vyāsa, il poeta e profeta che ha dato vita a questa epica. Sia la delicatezza della narrazione di Bhisma, che il potere poetico di Vyāsa, fanno del Mahābhārata un’opera di verità essenziale e di bellezza, non una favoletta morale per bambini.

Il discorso di Bhisma

Il discorso di Bhisma dal letto di frecce, le sue parole in punto di morte ai prìncipi in lutto che devono ora regnare sull’impero, echeggia gli insegnamento di Kṛṣṇa nella Bhagavad-gītā e ricapitolano il significato morale e spirituale dell’intera opera. Per questo, è difficile da sintetizzare in un articolo breve.

Ma mentre la Bhagavad-gītā si rivolge a un eroe e lo incoraggia nel suo viaggio spirituale verso l’arresa, Bhisma si rivolge ad un re e lo ammonisce di comportarsi a dovere in questo mondo. Qui ci viene chiesto di essere fedeli agli ideali dell’azione reale, e detto come un governante giusto può e dovrebbe comportarsi.

Yudhiṣṭhira è sopraffatto dal dolore, tanto quanto Arjuna lo era all’inizio della guerra. Ma mentre la sfida di Arjuna era di combattere contro le circostanze avverse, quella di Yudhiṣṭhira è di mantenere la pace attraverso il dharma.

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https://bit.ly/31QHHlR – translation authorized by the author

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