Kālī o Māhākālī, la dèa oscura

Kālī, la dèa oscura.

Kālī, la dèa oscura.

Oggi vi presento Kālī, o Māhākālī, l’aspetto più controverso della dèa; essa rappresenta tamas, la qualità della materia associata all’oscurità, all’ignoranza, all’inerzia, all’ego e all’avversione egoistica.

L’avversione egoistica prospera in tamas e il desiderio egoistico in rajas, così nello yoga siamo incoraggiati a mantenere uno stile di vita satvico, cosciente del nostro puro ego spirituale. In questo modo saremo meno coinvolti con l’ego egoistico e temporale.

La forma di Kālī

Nella sua consueta forma di colore nero, Kālī è una divinità terribile che ispira paura, che spaventa tutti per il suo aspetto. Kālī è rappresentata con le zanne e sangue che scorre dalla sua bocca; il suo corpo è nudo (spogliatosi da maya), sebbene parti del suo corpo siano coperte dai particolari ornamenti, come: una collana di teschi e una gonna fatta di braccia umane. Porta con le sue dieci braccia, varie armi come: la spada, l’ascia, il tridente di Śiva e il disco di Viṣṇu. Kālī è sempre pronta a bere sangue. Questa forma terribile simboleggia il potere distruttivo dell’illusione dell’ego, e la falsa idea di permanenza del mondo.

È solo attraverso l’auto-purificazione e l’accettazione di Kālī come madre protettiva, che la “Dèa Oscura”, la “Madre Terribile”, rivela la dolorosa verità ed è quindi evitata dalla società: tutto è transitorio e la morte è imminente. L’aspirante spirituale affronta questa realtà terrificante sottomettendosi all’inevitabile, percependo così la necessità di eliminare l’illusione e cercare l’unione con il Brahman, l’Assoluto.

La famosa posa di Kālī chiamata dakshinakali, dove la dèa si erge sul corpo di Śiva, simboleggia gli aspetti complementari di Śiva-Śakti: essa dà a Śiva l’energia della vita e, contemporaneamente, calma il suo comportamento imprevedibile.

Śiva e Śakti si uniscono

I tāntrika, credendo che la realtà venga dall’interazione di Śiva-Śakti, imitano le due divinità: lo yogi maschio si copre con la cenere per assomigliare a Śiva e si unirà alla yogini femminile, che assomiglia a Kālī, in una unione coniugale consumata in una località proibita o impura, come i cimiteri e i crematori.

La visione tantrica vede essenzialmente il corpo come il riflesso microcosmico dell’intero universo. Śiva e Śakti fanno parte di ognuno di noi. Nella concezione energetica del corpo, Śakti, chiamata anche Kuṇḍalinī, corrisponde al “potere del serpente” arrotolato e addormentato alla base della spina dorsale: nel muladhara chakra.

Attraverso il controllo della respirazione, la vibrazione dei mantra e le pratiche yogiche, l’energia della Kuṇḍalinī viene stimolata a salire lungo la spina dorsale attraverso vari centri energetici – i chakra – per raggiungere infine la cima della testa, dove risiede Śiva la cui unione con la sua amata si traduce in uno stato di estasi, l’esperienza del Samādhi, ove si raggiunge la percezione non duale, l’uno come parte del tutto.

La dèa combatte i nostri dèmoni

Le storie di Śakti, nelle sue varie manifestazioni ed in particolare come potere della Devi, raccontano che essa vince i demoni che ci mantengono in uno stato di illusione e ci impediscono di realizzare la nostra essenza eterna di pura coscienza e felicità.

Chaitanya Mayi (Atma Team)


photo credits
foto di copertina: visualhunt.com
foto 2: duncan on Visualhunt.com / CC BY-NC
 

 

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